La scienza spiega l’omosessualità

l'omosessualità spiegata dalla scienza

L’omosessualità è ancora un tabù: tante persone mantengono nascosta la propria identità sessuale, finendo per vivere una doppia vita. Spesso è internet a fungere da antidoto ad un’esistenza purtroppo farcita da criminalizzazioni e discriminazioni. Basta entrare in qualunque chat italiana o chat libera per rendersi conto di quanti mariti, fidanzati o compagni, apparentemente eterosessuali, siano in cerca di una compagnia del loro stesso sesso.

Pregiudizi e paura del diverso devono essere combattuti, ed è proprio dalla scienza che stanno ultimamente arrivando risposte ed evidenze empiriche che possono aiutare noi tutti a vedere con uno sguardo nuovo l’omosessualità.

James O’ Kneefe, medico americano, ha recentemente lanciato i ted talk, cioè un nuovo metodo di divulgazione scientifica, ma non solo, attraverso la pubblicazione di video. Le tesi di O’ Kneefe si basano su un assunto attuale e scottante: dimostrare cioè che l’omosessualità non è affatto contro natura ma addirittura pro natura.

Quando il figlio diciottenne del medico ha fatto coming out in famiglia, dichiarando apertamente la propria omosessualità, il padre ha pubblicato un video che vuole, su basi scientifiche, spiegare che cosa significhi essere omosessuale dal punto di vista genetico e perché non si tratti di un errore della natura.

Anzitutto, spiega O’ Kneefe, il fatto che non si tratti di un errore genetico viene evidenziato da dati evidenti che abbiamo a portata di mano: se fosse un errore, la selezione naturale l’avrebbe già abbattuto, ma così non è. Inoltre sostiene che in momenti storici di sovraffollamento del pianeta l’omosessualità sia un meccanismo di prevenzione in grado di bloccare la crescita esponenziale della popolazione, una sorta di difesa del pool genetico.

Passando dal macrocosmo al microcosmo familiare, O’ Kneefe introduce nella sua teoria basi di epigenetica. Per semplificare, i figli gay evitano la competizione maschile in famiglia, bloccando sul nascere eventuali lotte tra fratelli. Questo dispositivo si innesca già nell’utero materno, in casi in cui ci siano già molte presenze maschili in famiglia o quando si è sottoposti a un forte stress prenatale.

Anche a livello di socialità, interna ed esterna al nucleo familiare, si possono ravvisare apporti positivi da parte dei gay. Gli omosessuali infatti denotano maggiori livelli di intelligenza emotiva, empatia, compassione, collaborazione, mentre al contrario caratteristiche come ostilità, competitività, antagonismo sembrano fermarsi a livelli inferiori rispetto a quelli riscontrati negli eterosessuali. Ciò comporta l’inquadramento dell’omosessuale come importante collante nelle relazioni, cemento in grado di tenere insieme la comunità, ed è proprio questa caratteristica ad aver comportato la persistenza dell’omosessualità.

La natura dunque attiva il meccanismo dell’omosessualità in luoghi e momenti ben determinati, al fine di garantire l’equilibrio familiare e collettivo. Anche per questa ragione gli omosessuali non possono essere considerati soggetti da punire o curare, ma persone in grado di dare un importante contributo alla nostra specie.